Per una collaborazione vincente: favorire la ricerca interdisciplinare
MICHELA DEPINO2026-05-20T09:12:33+02:00Il caso dei ricercatori e medici della ISSLS: barriere e prospettive per una contaminazione reciproca.
La collaborazione interdisciplinare è essenziale per la ricerca e le sue ricadute pratiche: ma come far comunicare due sistemi con priorità, culture professionali e stili comunicativi
differenti? È quanto indagano Jacopo Vitale, responsabile del centro di ricerca DIMUSCHEL dell’Istituto Universitario Professionale* Ludes e Professore Associato in scienze motorie dell’Università eCampus, Daniel Haschtmann, Hans-Joachim Wilke e Fabio Galbusera, con uno studio che vede come protagonisti i ricercatori e i medici membri della International
Society for the Study of the Lumbar Spine (ISSLS). Gli autori dello studio ipotizzano che, sebbene la proficuità della collaborazione non sia ignota alle parti, essa sia resa meno
efficace da significative differenze nella percezione delle reciproche priorità, mancanza di tempo e difficoltà comunicative: la ISSLS, organizzazione multidisciplinare volta alla ricerca sulla salute della colonna vertebrale, offre una cornice singolare per l’analisi della
collaborazione tra differenti discipline interessate al medesimo tema.
LO STUDIO
Lo studio, condotto nel 2024 e pubblicato su European Spine Journal, è la prima indagine basata su questionari a occuparsi dell’interdisciplinarietà nelle associazioni dedicate alla cura della colonna vertebrale. Esso si è svolto in due fasi, entrambe costituite dalla
distribuzione e compilazione di questionari. La prima, un test pilota che ha coinvolto 8 tra
medici e ricercatori della ISSLS, avente lo scopo di affinare il questionario stesso. La seconda ha previsto la distribuzione del questionario perfezionato a tutti i membri della ISSLS (382), con una partecipazione effettiva di 44 medici e 36 ricercatori di varie parti del mondo e con
una preponderanza maschile (il 78.75%). Il secondo questionario prevedeva domande sui propri interessi circa la salute della colonna vertebrale, le aspettative sui reciproci interessi e sulla collaborazione tra le due aree disciplinari.
RISULTATI
- Fase 1
Esito principale è il riscontro quasi unanime circa l’interesse preponderante di entrambi i gruppi: il dolore lombare (lowback pain) (100.0% dei medici e 93.0% dei ricercatori). La scissione risiede nelle differenti declinazioni di interesse riguardo la medesima tematica, come
avvallato anche da studi precedenti: se, infatti, i medici sono più interessati alla materia base, i ricercatori si orientano verso le applicazioni della stessa. Ad esempio, l’interesse dei
ricercatori verso la “Biomeccanica” ha ottenuto una Content Validity Ratio (unità di
misurazione statistica utilizzata per quantificare il livello di assenso tra esperti) di 0.56 per i ricercatori e 0.23 per i medici e, viceversa, l’ambito “Fusioni” ha riscontrato il risultato negativo di -0.33 da parte dei ricercatori e 0.59 dai medici.
- Fase 2
I risultati della seconda fase ratificano la reale differenza circa i focus di rilevanza: per i
ricercatori, l’attenzione si concentra principalmente verso aree quali la “Medicina rigenerativa e l’ingegneria tissutale”, per il 50% di essi, e, per il 41.7%, il “Dolore cronico e i fattori
psicosociali”, contro quella dei medici che, per i medesimi temi, si attesta rispettivamente al 22.2% e al 17.8%. Per questi ultimi, infatti, risultano più rilevanti aree come “AI e machine learning per la salute della colonna vertebrale” (per il 37.8% dei medici contro il 25% dei
ricercatori) e “Chirurgia poco invasiva e robotizzata” (per il 31.1% contro il 2.8% dei ricercatori).
Un altro dato significativo riguarda le percezioni sfalsate che medici e ricercatori hanno sugli interessi reciproci: i primi, ad esempio, sovrastimano l’interesse dei ricercatori verso la
“Chirurgia poco invasiva e robotizzata” e sottovalutano quello per il “Dolore cronico e i fattori psicosociali”. La percezione dei ricercatori verso gli interessi dei medici, pur riflettendo maggiormente gli interessi reali dei secondi, rimane comunque disallineata: ad esempio, per quanto riguarda le stesse aree sopra indicate, i ricercatori sottostimano la rilevanza della
prima e sovrastimano quella della seconda.
Un’altra parte del questionario indaga, infine, l’aspetto della collaborazione: entrambe le parti riconoscono la presenza di ripetute occasioni di interazione, percepita dai medici più discontinua nella frequenza, e ne valutano positivamente gli impatti sul proprio lavoro.
Emergono, tuttavia, alcune difficoltà che investono questa relazione: a pesare maggiormente risultano essere, per entrambi, la mancanza di tempo (l’86.1% dei ricercatori e il 62.2% dei medici) e le differenze circa i focus professionali (il 47.2% dei ricercatori e il 35.6% dei
medici).
CONCLUSIONI E PROSPETTIVE
Lo studio mostra come ricercatori e medici avvertano fortemente l’urgenza di migliorare la comunicazione ai fini della collaborazione: l’obiettivo di raggiungere una miglior
comprensione del reciproco lavoro e delle aree di interesse è, infatti, quanto emerge nel momento in cui si indaga cosa una parte consiglia all’altra per colmare le rispettive lacune,
laddove il 75% dei ricercatori suggerisce la partecipazione a seminari e conferenze e il 68.9% dei medici lo sviluppo congiunto di iniziative di ricerca.
Questi ultimi dati, che evidenziano la necessità e l’importanza di incentivare la reciproca conoscenza e comprensione, oltre a denotare la disponibilità di medici e ricercatori,
forniscono spunti fondamentali per, come auspicano gli autori dello studio, colmare le distanze tra le discipline.
Martina Velli


